Un crowdfunding per il Nautilus

di Dario Greco - 21 giugno 2016

Nemo Nudo

Viviamo in un’epoca tragicamente comica e intimamente deflagrante. Tutto quello che facciamo e che sosteniamo non è altro che illusione. Non c’è più tempo e spazio per l’immaginazione. Tutto ciò che resta sommerso smette come per incanto di esistere. Tutto quello che conosciamo è così scontato, volgare e ovvio. Si tratta di un immenso mercatone, dove non rimane altro che scarti, cianfrusaglie, chincaglierie. Così tocca essere abili pescatori di perle della Papuasia, a volte. Non mi ritengo affatto una persona vinta, perché non mi sono mai arreso. In quest’epoca di silicio, io sto ancora cercando la mia gemma preziosa. Sono un cacciatore di mare alla ricerca di una storia, forse. Di un disperato e pidocchioso mistero. Ecco perché sono finito a Malta, adesso…

Qualcuno molto più illustre e conosciuto di me un giorno ha detto: “Nessun uomo si guadagna l’immortalità attraverso la pubblica acclamazione. La verità è nella zona d’ombra.”

Parto da questo concetto per introdurvi alla mia storia, che è poi la storia di un uomo, e non dirò un eroe, perché stiamo attraversando un’epoca in cui è meglio evitare pensieri e parole scomode. E se c’è un solo vocabolo che trovo insidioso, questo è sicuramente il termine eroe, eroico, eroina e compagnia bella…
Adesso vi dirò esattamente quello che penso e che so a proposito di questa storia, così assurda e incredibile che anche io, mentre ve la racconto, stento a credere nella veridicità di tali accadimenti, per dirla alla Edgar Allan Poe.
Perché nella vita va bene essere scienziati, e va anche bene l’esplorazione, almeno come concetto. Ci sono cose peggiori, come candidarsi alle elezioni regionali e imbrattare ogni muro, lecito e non.  Sì, la vita è una vera e propria lotta, però ci sono dei limiti anche a questo. Io ad esempio ne ho conosciuto di persone misantrope e un po’ chiuse, ma mai come il Capitano Nemo.

Ora sedetevi un momento, e mettete da parte il vostro smartphone così che io possa raccontarvi come e quando lo conobbi.

Mi trovavo a Malta, in quel periodo, perché non avevo di meglio da fare, e perché ero convinto che se ogni uomo è un’isola, vale la pena viverci in un posto simile, almeno per un po’ di tempo. Mi trovavo dalle parti di Gzira, ed ero completamente in balia dei venti di una primavera timida e fredda. Così per ripararmi dal maltempo entrai in una taverna. Lì dentro c’erano facce solcate dal mare e dalla salsedine. Troppa salsedine per una vita intera, e troppe rughe per una persona sola. Il gestore del locale stava asciugando senza troppo entusiasmo dei boccali di birra e c’erano due-tre clienti che guardavano una partita di campionato inglese, in maniera abbastanza esistenziale. Io, così, senza troppo meditare, ordinai una birra locale, una Cisk, e mi accomodai sopra uno sgabello. Il gestore mi porse la birra e mi allungò un piattino con dei crostini di pane conditi con cipolla, origano e olio d’oliva. E mi sentivo, almeno per un attimo, come in un vero racconto di mare e di avventura, degno della migliore penna di Joseph Conrad. A spezzare l’idillio giunse un misterioso uomo con un vestito d’altri tempi. Aveva stivali, cappello da ufficiale di marina e un imponente soprabito di fine ottocento, che mi fece esclamare, anche se solo nella mia mente: -Ma che cazzo di stile! Eppure non era solo questo. Qualcosa nel suo portamento, nel suo look era vagamente antico, non fintamente vintage come un hipster da strapazzo, insomma. Mi guardai attorno e notai che il gestore della taverna iniziò a sbuffare e a innervosirsi oltre misura, senza un apparente motivo, come se al posto di questo uomo tanto misterioso, fosse giunta la moglie in preda all’ormone impazzito…

Come potevo sapere io, fuori posto, e fuori luogo di essere di fronte niente meno che al capitano Nemo in persona! Io, che ho sempre adorato i classici come un bibliotecario vecchio stampo, pronto a dare la vita per una prima edizione di Moby Dick! Così in quella atmosfera surreale il capitano si sedette e ordinò un cognac. Pare che il Capitano Nemo beve solo cognac. E sti ca’!?!  Abbiate pazienza, io sono solo un tamarro di media collina la cui più grande aspirazione è guidare una panda vecchio modello. Che cavolo gli racconto ora al Capitano Nemo? Niente, questo è quello che gli racconto.

Capitano, lo sa che con quel soprabito a Taverna di Montalto come minimo le avrebbero dato il titolo di Prefetto o  di Commendatore? Ma sono troppo eccitato ed emozionato, e sto tentando di raccapezzarmi per non fare la figura del perfetto idiota, come spesso accade al mio amico Santino. Conoscete Santino, vero? Ora, uno dei clienti appena uscito dal torpore, e forse con l’intento di scroccarmi da bere mi fa un cenno. Io ne approfitto per sgranchirmi le gambe anchilosate e con poco entusiasmo mi avvicino. Il tipo mi dice, sottovoce:- Eccolo, è arrivato!
E io timidamente:- scusate, ma è davvero lui, sì? E il tipo, incalzandomi: – Lui, sì! Che sia maledetto! Ci sia una volta che si decide a pagare! Sempre a cricco, sempre pronto ad approfittarsi della nostra generosità! Tanto lui è capitano! U capitanu di sta fungia!
Ora tra me e me penso, primo: tutto questo non ha molto senso. Secondo, perché questo tipo dovrebbe parlare in dialetto cosentino? Terzo: ma che storie sono?!?     – Mi scusi, ma non la seguo. Chi sarebbe questo signore? Perché dice che non paga?
Il tipo, senza troppi giri di parole, mi fa: -Guarda giovane, non lo dico io, quello è il capitano Nemo. Da lontano sembravi un tipo sveglio, o comunque uno che sa riconoscere quando lo vede il Capitano. Lui non paga mai perché alla fine si imbarca su quel suo strano trabiccolo e santa notte!  Noi poveri maltesi, come se non avessimo già grossi grattacapi. Costretti a tifare Milan e Juventus, manco fossimo dei calabresi, ci tocca anche subire questo scroccone manu curta del Capitano Nemo.

Qui io resto pietrificato. Ho il cuore che batte a mille e l’alito che sa di cipolla come poche volte nella vita. Però a pochi centimetri da me c’è davvero il Capitano Nemo, in persona. Che stranamente scopro non goda di grandissima stima in questi ambienti. È proprio vero che non ci sono più certezze. Come dice un mio amico: ti sei voluto divertire e mo’ comprati la bicicletta! Intanto il mio sgabello è stato occupato dal Capitano Nemo. Andrea qui direbbe senza batter ciglio che chi tardi arriva non alloggia. Vabbè, lui è un amico oltre che uno dei più grossi numeri uno di Sambiase-Nicastro. Lo conoscete sicuramente, voi, vero?

Sto tentando in ogni modo di distrarmi, non ho manco il coraggio di fare qualche domanda al Capitano Nemo, e ho anche paura che mi possa scroccare da bere. Sta bevendo cognac costosissimo, questo disgrazieto! Mi ricordo una volta quando stavo in un bar pizzeria a Palazzello, e stavo aspettando per una pizza da asporto di aver assistito a scene simili. Qui a Malta è la stessa cosa, ed è vero che spesso conoscere una leggenda è alquanto deludente. Però una cosa vorrei dirla lo stesso: tutto pensavo ma non che il Capitano Nemo non fosse ben visto nel suo paese natale. Come direbbe qualcuno più saggio di me: Nemo propheta in patria.

La putiga di Spinola

Capite per caso di elettronica? Avete una qualche dimestichezza con i sottomarini? No? E allora tacete e lasciate parlare me, così che possa narrarvi la mia storia.

Dice lui, sì è un prodigio tecnologico! Dice anche che i motori fanno uso di elettricità impiegando batterie di sodio-mercurio. Come se io avessi nozioni di come è fatto davvero un sottomarino composto da due scafi, uno esterno e uno interno, separati da compartimenti stagni, ed è in grado di raggiunge la velocità di 50 nodi. Non ne so nulla, mi sono documentato tramite internet, anzi su Wikipedia, esattamente come state facendo voi adesso, mentre mi leggete. Ma lasciatemi dire di questo uomo eccentrico, a suo modo un genio dell’ingegneria, che dai che ti dai riesce a tirare su questa mostruosa invenzione, decisamente un pezzo prima rispetto agli smartphone!

Adesso sarebbe troppo facile, scaricare la app, eseguire il download e procedere con un corposo libretto di istruzioni e relativa guida online! Prima era tutto scritto a mano, prima noi le cose le facevamo tutte a mano, sapete?

Prendiamo ad esempio una libretta. Lo sapete voi che cos’è esattamente una libretta? Prima di diventare cittadini del mondo e di fare l’Erasmus c’era la libretta come misura di tutte le cose, di quelle che sono in quanto sono ecc…

Dicevo, che prima esisteva questo modulo di pagamento dilazionato nel tempo, uno strumento meraviglioso e simultaneamente un’arma a doppio taglio. Su questa benedetta libretta venivano appuntati i debiti che un cliente accumulava nei confronti del negoziante, dicesi per correttezza e completezza ‘u putigaru, nel corso del tempo e dello spazio. Questo accadeva nel sud Italia, come nel resto del mondo. Adesso questo tipo di pratica è considerata vetusta, superata. Ma non a Malta, e non per il signor Spinola. Lo conoscete il signor Spinola vero?

Un uomo di una generosità fuori dal comune, un vero filantropo dal cuore tenero. Mister Spinola ha allevato e cresciuto un figlio maschio. Il rampollo di Spinola ha sei anni, ma è un tipo sveglio, molto più del padre. Probabilmente nel suo sangue ci sono tracce di qualche antico cavaliere, si dice. Mister Spinola è un tipo onesto e pratico e non bada a questo. Ha istillato in suo figlio gli stessi valori che a lui aveva impartito suo padre, Spinola Senior. Che è un po’ come dire il gran visir di tutti i putigari di Malta. Il concetto cardine su cui si basa l’ordine dei putigari di Malta è un motto di spirito che recita pressappoco così: – Qualunque cosa accada, qualsiasi cambiamento arrivi dal mare, noi, stiamo bene dove stiamo. Qualche volta l’attuale signor Spinola, preso dagli ordini, dalle fatture e da rappresentati cialtroni, se ne dimentica. Tocca perciò al figlio ammonire il padre e rammentargli il motto di famiglia.

Qualunque cosa accada, qualsiasi cambiamento arrivi dal mare, noi, stiamo bene dove stiamo. Questo funzionava finché nella putiga di Mister Spinola non era sopraggiunto il Capitano Nemo. Il famoso capitano, noto negli ambienti di mare come un uomo serio e valoroso, si era presentato con il cappello in mano chiedendo credito al signor Spinola. Questi con fare molto pragmatico aveva chiesto come garanzia di pagamento una parte dei guadagni relativi al leggendario Nautilus. Ora i tempi, dai fasti di epoche precedenti erano un po’ cambiati. Il Nautilus non era più quel gran prodigio tecnologico del passato, e per di più consumava un botto di gasolio, per via di alcune modifiche che aveva subìto, nel corso del tempo. Non solo, per colpa di Greenpeace si era dovuto riconvertire per non creare inquinamento nella flora e nella fauna marina. Insomma, era diventato un mezzo catorcio. Così il Capitano Nemo, seppur a malincuore, aveva dovuto piegarsi alle regole del mercato odierno. Sto per dirvi una cosa che non vi piacerà: Nemo aveva accettato un contratto a tempo determinato da parte di quei negrieri di Amazon.com, Inc.

Eppure neanche questo era stato sufficiente, così il secondo ufficiale di bordo, era stato costretto ad aprirsi un account twitter e attraverso tale account aveva lanciato un crowdfunding per salvare il Nautilus dalla bancarotta e per reinvestire in spese di manutenzione e ammodernamento la cifra simbolica nonché fallimentare di 27 mila sterline inglesi.

Sono sopravvissuto alla mia stessa morte, perché la mia vita non è uno scherzo. Il mare ha stretto un’alleanza con me e mi ha consentito di fare ritorno, come un bravo marinaio. Io sono il diritto, sono la giustizia! Sono l’oppresso. Ecco l’oppressore! Per sua mano ciò che ho amato adorato e venerato: patria, moglie, figli, mio padre, mia madre, tutto ho visto perire. E tutto quel che io odio è là. La gente tende a copiare più di quanto voi possiate credere, specialmente quando piove nei negozi specializzati in tendaggi e mercerie.  

In fede,

Capitano Nemo

Immagine front by NUDO.